giovedì, 01 ottobre 2009
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giovedì, 01 ottobre 2009

Non so se mi convince... da politica in erba ritengo necessario esserci sempre, poi chissà...

da L'unità

Soro sullo scudo fiscale: «Faremo ostruzionismo.
Assenze in aula? I numeri non sono comunque dalla nostra»
di Felicia Masoccotutti gli articoli dell'autore

Le assenze in Aula? «Davanti a una legge vergognosa, di cui vorremmo parlare, non mi sembra il punto politico», risponde Antonello Soro, capogruppo Pd a Montecitorio. E spiega che il Pd «con cento voti di margine rispetto alla maggioranza», non segue la strategia di una «prevalenza numerica». «Siamo impegnati in una battaglia durissima usando l’ostruzionismo per far decadere il decreto», ma presidente della Camera ha annunciato il ricorso alla “ghigliottina“ ovvero all’interruzione forzosa del dibattito per andare al voto: «Siamo contrarissimi, sarebbe la prima volta nella storia parlamentare, e verrebbe usata per una legge ingiusta, incivile e inefficace di cui si vergognano anche quelli che saranno costretti a votare a favore».

La questione delle assenze non esiste?
«Non affidiamo ai numeri le nostre battaglie politiche, sarebbero perse in partenza. Le affidiamo agli argomenti quando è possibile, e agli strumenti che consentono all’opposizione di pesare di più quando ci sono i decreti legge. Ora mi pare importante vedere se il presidente della Camera utilizzerà la “gligliottina“».

Come valuta questa mossa di Fini?
«Siamo contrarissimi, sarebbe la prima volta nella storia parlamentare e verrebbe usata per una legge di cui si vergognano anche quelli che saranno costretti a votare a favore».

Lei parla di «schifezza», di «legge-vergogna»: con quali argomenti?
«È una legge ingiusta, premia chi ha violato la legge e mortifica gli italiani onesti che pagano le tasse. È incivile, perché consente una sanatoria tombale per reati che vanno dal falso in bilancio all’occultamento e distruzione di documenti contabili, a false comunicazioni sociali. Impedisce l’emersione di elementi a carico dei beneficiari che possono portare all'anonimato anche gli autori di riciclaggio di denaro sporco, fino al flusso di capitali per alimentare il terrorismo internazionale. Tutto questo con un obolo che non supera il 5%. È un condono penale, un’autentica amnistia. Inoltre è inefficace, come tutti i condoni dimostra che lo Stato è debole con i furbi. Lo scudo fiscale genera illegalità: chi ha portato i capitali fuori li riporterà dentro, ma ne usciranno altrettanti perché si incoraggia a continuare. Vale infine la pena di ricordare che Tremonti in campagna elettorale si era impegnato a non fare più condoni, mentre la Lega aveva tuonato per settimane contro l’indulto: adesso cerca l’amnistia».

Alla luce di questo non le sembra grave che molti deputati fossero assenti al voto delle pregiudiziali di incostituzionalità?
«Siamo impegnati in una battaglia durissima contro questa legge vergognosa e non abbiamo scelto la strategia di una prevalenza numerica in aula sapendo che abbiamo cento voti di margine rispetto alla maggioranza che, peraltro, ha a disposizione anche sottosegretari e ministri. Abbiamo scommesso sul ricorso agli strumenti che ci consentono di arrivare fino a sabato».

Quali sono?
«L’ostruzionismo, che stiamo già facendo con dichiarazioni di voto e illustrazione di ordini del giorno e che, secondo il regolamento, ci consente di far decadere il decreto».

È dunque infondata l’accusa che vi viene mossa da Sinistra e libertà di aver fatto un regalo al governo?
«Davanti a questa legge la Sinistra farebbe bene a scaricare la propria tensione sul governo e non contro chi fa l’opposizione. In ogni caso vorrei dire che in tutta la legislatura il Pd ha la percentuale più alta di presenze rispetto ad altri gruppi. A parte i malati, non giustifico mai gli assenti e non l’ho fatto in questa occasione, ma se noi avessimo avuto anche soltanto dieci deputati in più il governo ne avrebbe fatti arrivare venti dai ministeri. Alzare in questo momento una polemica nei confronti dell’opposizione mentre il governo mette in essere questa gigantesca schifezza, mi sembra per davvero il trave e la pagliuzza. Contro questa legge-vergogna occorrerebbe creare dissenso verso il governo, e consenso per l’opposizione. Invece un pezzo di sinistra, forse intristita dall’assenza dal Parlamento perde di vista i bersagli veri».

01 ottobre 2009

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categoria:politica e politica estera
mercoledì, 25 febbraio 2009

Non amo definire la provenienza delle persone, di certo la crisi dei valori dell'area più di sinsitra è presente anche qua.
Forse il vero problema è che la classe dirigente ex di qualunque parte non ci sa dire addio e rimane attaccata...

Repubblica Bologna

Il politologo: "Addio alla classe dirigente ex Pci"
Il politologo Paolo Pombeni, delegato all'assemblea costituente del Pd, lancia l'allarme: "Gli eredi del Pci non sono più capaci, nemmeno qui da noi, di esprimere una classe dirigente". Anche in Emilia la componente cattolica Pd risulta più presentabile

Nella rossa roccaforte emiliana sventola bandiera bianca. Bandiera ex Dc ed ex Margherita. Non basta l´elezione di Dario Franceschini a segretario nazionale del Pd. Anche in Emilia Romagna i candidati cattolici alle amministrative spopolano. E sempre più spesso battono alle primarie gli ex Ds. Al punto che il politologo Paolo Pombeni, delegato all´assemblea costituente del Pd, lancia l´allarme: «Gli eredi del Pci non sono più capaci, nemmeno qui da noi, di esprimere una classe dirigente». Una crisi di «produttività e di presentabilità» che «deve preoccupare», perché rischia di dare l´idea di un Pd in salsa Dc. Disorientando la base. E innescando una crisi di identità che può condurre i Democratici, a lungo andare, «fino alla spaccatura, o alla diaspora».

A Bologna Flavio Delbono e Beatrice Draghetti provengono dalla Margherita. A Ferrara un altro ex Dl ha vinto la corsa alla successione di Gaetano Sateriale. A Forlì è spuntato persino un ex repubblicano. L´Emilia rossa è colonizzata dai bianchi?
«Bisogna ammettere che nonostante tutto, nonostante la componente centrista sia minoritaria nel Partito Democratico, tutto il turbinio che proviene dall´area cattolica ed ex democristiana risulta alla fine più presentabile davanti agli elettori. E´ indubbiamente un problema significativo per gli ex comunisti, sul quale varrebbe la pena che loro spendessero una riflessione seria. Anche se in parte è positivo che vengano superate le vecchie appartenenze».

Ma com´è possibile? In Emilia la dote degli ex comunisti l´hanno sempre fatta da padroni. Da dove nasce questa crisi?
«In parte da un fatto culturale. Gli ex democristiani di sinistra sono sempre stati più abituati ad andare a cercare il loro consenso. Il partito comunista invece era come una Chiesa. Una grande congregazione dove tutto veniva deciso negli organi dirigenti, dando per scontato che poi la base avrebbe seguito le indicazioni del vertice». 

E quindi?
«Quindi è naturale che il vecchio Pci, come tutte le chiese, fosse meno capace di presenza pubblica. E questo ha il suo peso, nel momento in cui i candidati vengono scelti dalla base attraverso le primarie. Inoltre gli ex Ds, anche all´interno del Pd, sono abituati più a guardare dentro al partito, che fuori».

Si spieghi meglio.
«Tengono a trattenere per sé le cariche dirigenziali del Pd, quelle strettamente politiche e partitiche. Mentre quelle elettive vanno agli ex Dl».

Con Franceschini però si è fatta una eccezione. Ora anche il segretario nazionale è un ex democristiano. Un emiliano che è arrivato prima dell´altro emiliano, quello ex Ds, Pierluigi Bersani.
«Sì, ma quella di Franceschini è una eccezione finta. Tutti sanno che questa segreteria sarà a termine».

Non c´è il rischio che le due anime del Pd esplodano prima?
«Devo dire che il rischio che il Pd si spacchi esiste. Anche se è una ipotesi che io non mi auguro assolutamente».

Evoca il fantasma della scissione?
«La possibilità c´è. Anche se non credo sarebbe una spaccatura sul modello socialista. Vale a dire come quella di Psi e Psdi, quando si unirono e poi dopo due anni se ne andarono di nuovo ognuno per la sua strada. Purtroppo temo che nel caso del Pd sarebbe una diaspora».

(24 febbraio 2009)

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categoria:politica e politica estera
martedì, 24 febbraio 2009

Un prete, un uomo eccezionale

da Repubblica Bologna

Don Nicolini: "Le mie ronde sono quelle che aiutano"
Il sacerdote ha convocato un incontro a casa sua per discuterne

«Ci si potrebbe rallegrare se da questa città partisse il messaggio opposto: noi le ronde qui non le facciamo». Lo dice nel suo stile, don Nicolini, senza chiamare in causa interlocutori precisi, senza polemiche. Ma sommessamente il sacerdote spera in una reazione della città, e anche politica, contro le ronde. La stessa reazione che ha avuto lui stesso scrivendo la lettera aperta da discutere nella serata a casa sua, la parrocchia della Dozza. Alla libreria Coop Ambasciatori, don Nicolini ha presentato, con Flavia Franzoni Prodi e Beatrice Draghetti, il suo libro «Un pane al giorno», la raccolta dei messaggi quotidiani inviati via mail dopo la preghiera e la meditazione, nella sua comunità, del Vangelo di Marco. «Piccole note, il cammino di una comunità condiviso con centinaia di persone».

Anche nella sua presa di posizione contro le ronde il sacerdote pensa a una comunità, solidale. «Siamo una città accogliente, non sospettosa », ricorda. Don Nicolini, come è nata la sua lettera-appello?
«Già mi aveva fatto stare molto male il provvedimento che impone ai medici di denunciare pazienti immigrati senza documenti. Poi le ronde. Sono cose che fanno orrore, che toccano in modo grave la cultura del nostro paese, che offendono lo spirito del Vangelo. Così ho deciso di scrivere».

Con le ronde si rischia la «privatizzazione » della polizia, concorda?
«Certo che è così. Dobbiamo fidarci delle istituzioni, non il contrario. Un mio fratello monaco che vive a Gerusalemme mi ha recentemente raccontato l’imbarazzo di subire il controllo dei documenti a Gaza, a un posto di blocco degli uomini di Hamas, da persone in borghese. L’uniforme ha un significato istituzionale di tutela della legalità, dobbiamo aiutare le forze dell’ordine, non creare forze alternative ».

Chi ci sarà questa sera a casa sua a discutere di alternative con il sorriso alle ronde? 
«Non lo so, è anche l’ultimo giorno di Carnevale. Non so nemmeno quali proposte usciranno, spero che le persone portino idee. A me va bene intanto scambiare due parole. La mia lettera voleva essere soprattutto un segno di consolazione, di aiuto ai tanti volontari che di notte girano in città a tutela dei più deboli. Bologna ha già le sue ronde, ma sono quelle positive, che aiutano».

Eppure le ronde introdotte dal governo fanno presa, danno «sicurezza»: come si esce da questo modo di pensare, rischioso, perché, come lei scrive, ricorda altri tempi?
«Il problema è che si parla a una coscienza collettiva fragile, incapace di cogliere lo sgarbo culturale. Penso ai nostri anziani che abitano da soli, impauriti anche più del necessario dalle notizie di stampa. La gente chiede sicurezza, ma in questi tempi io mi sento molto insicuro ad usare questa parola. La sicurezza si garantisce se c’è rassicurazione, se mi occupo di chi è più esposto, per fragilità, a delinquere. Mi rivolgo anche a chi ha proposto le ronde: ma veramente, se hanno dei figli, pensano di volerli crescere così?».

Il suo è un appello dal valore politico?
«A me non interessa questo, la mia è una iniziativa di confronto che ha valore politico in quanto è una proposta che ha valore pubblico, che vuole scuotere le coscienze. O abbiamo pensieri positivi o cosa serve continuare a litigare senza avere pensieri?».

(24 febbraio 2009)

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categoria:giustizia, fede e religione, politica e politica estera
lunedì, 23 febbraio 2009

Chissà se pubblicizzeranno tanto anche questa notizia, di solito si fa prima a dire solo le insinuazioni!

Ansa 2009-02-23 16:00
INCHIESTA WHY NOT: PG, PRODI NON COINVOLTO IN MANOVRE

CATANZARO - Dalle indagini fatte "può escludersi che l'on. Romano Prodi abbia mai fatto parte di quel gruppo di persone indicato quale 'comitato di San Marino': dette persone erano solo di area politica riconducibile all'on. Prodi". E' uno dei passaggi più significativi della richiesta con cui la Procura generale di Catanzaro ha proposto al gip l'archiviazione della posizione dell'ex premier e di altre nove persone nell'ambito dell'inchiesta Why not.

Inoltre, i dati acquisiti, e' scritto nelle 36 pagine della richiesta al gip, ''non consentono in alcun modo di ritenere la sussistenza di un effettivo coinvolgimento dell'ex premier nelle manovre affaristiche di Antonio Saladino'', l'ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria nei confronti del quale e' stato emesso avviso di conclusione indagini insieme ad altre 105 persone. Al riguardo, gli inquirenti evidenziano come le ipotesi accusatorie per Prodi si basino su dichiarazioni de relato e comunque ''generiche e vaghe ed inidonee a fornire dati concreti sui presunti favori di Prodi a Saladino''.

I magistrati della Procura generale scrivono che deve essere ''rigorosamente escluso'' che la dimostrazione di rapporti politici ''fra gli indagati costituiscano di per se' elementi di reita' ''; inoltre, gli accertamenti eseguiti sui tabulati telefonici di Prodi da Gioachino Genchi, consulente dell'ex pm Luigi De Magistris, non sono utilizzabili processualmente. Infine, gli inquirenti, sottolineano come gli ulteriori accertamenti compiuti dopo l'avocazione su alcune societa' ''non hanno evidenziato'' a carico di Prodi ''alcun elemento sia pure indiziante''.

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categoria:giustizia, informazione
lunedì, 09 febbraio 2009

La falsità delle persone...

Da L'Unità

Filo Rosso di Giovanna Maria Bellu
Etica pubblica
Ci sono paesi nei quali la vita privata di un uomo politico è analizzata almicroscopio e nessuno se ne scandalizza: esiste un'etica condivisa e si pretende che gli eletti dal popolo la pratichino. Qua da noi vige un costume differente.

È una questione antica quella della debolezza della nostra etica pubblica.
Ma in questi ultimi giorni abbiamo assistito a una regressione ulteriore.
Non pago della sua insindacabilità morale, un uomo politico si è permesso di giudicare la moralità di un privato cittadino.
Non pago del silenzio di quasi tutta la stampa attorno alla sua vita privata, Silvio Berlusconi ha fatto la morale sulla tragedia di Beppino ed Eluana Englaro.
È stato un errore. Perché nel nostro paese, nonostante tutto, esistono delle regole condivise. Una di esse dice che quando si entra nella vita degli altri, si accetta il rischio che altri possano entrare nella propria.

Quindi ci sentiamo autorizzati a svolgere alcune riflessioni attorno alla coerenza delle lezioni di moralità impartite da Silvio Berlusconi a Beppino Englaro.
Ha detto il presidente del Consiglio: «Se uno dei miei figli fosse lì, vivo, emi dicono anche con un bell'aspetto e con la capacità di potersi risvegliare visto che il cervello trasmette ancora segnali elettrici, io non me la sentirei proprio di staccare la spina».
Per essere ancora più chiaro, in un’altra parte della sua lezione di etica, il premier ha avanzato il sospetto che dietro la scelta di Beppino Englaro ci sia il desiderio di «togliersi di mezzo una scomodità».

Noi, invece - come buona parte dei cittadini italiani - non siamo proprio in grado di dire cosa faremmo se ci trovassimo in quella situazione.
Perché non riusciamo a immaginare come cambierebbero i nostri pensieri, che ne sarebbe del nostro equilibrio, delle nostre certezze.
È stato a partire da questa consapevolezza che abbiamo assunto, davanti alla tragedia di Eluana, l'unico atteggiamento che ci è parso possibile: il rispetto.
Maforse il premier, che formulagiudizi così categorici, dispone di più elementi di quanti ne abbiamo noi.
Per sciogliere il dubbio abbiamo cercato negli archivi e abbiamo trovato, sul «Corriere della Sera» dell'8 aprile del 2005, una dichiarazione di Veronica Lario.
Erano i giorni della polemica attorno al referendum sulla procreazione assistita.
La moglie del premier - la cosa fece grande clamore - annunciò che sarebbe andata a votare e spiegò così la sua scelta: «C'è un'esperienza personale che mi fa riflettere. Ho avuto un aborto terapeutico, molti anni fa. Al quinto mese di gravidanza ho saputo che il bambino che aspettavo era malformato e per i due mesi successivi ho cercato di capire, con l'aiuto dei medici, che cosa fosse più giusto fare. Al settimo mese di gravidanza sono dolorosamente arrivata alla conclusione di dover abortire».

Un bambino malformato. La fatica di capire come sarà la sua vita, se sarà degna di essere vissuta. Quindi la decisione. Terribile. Dolorosa.

Nessuno, signor presidente del Consiglio, si permetterà mai di sostenere che lei - perché di certo visse quel dramma, di certo condivise quella scelta e quel dolore - agì per liberarsi di una «scomoda presenza ».
Noi, infatti, la rispettiamo.
Impari anche lei a rispettare gli altri.

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categoria:medicina salute & farmacologia
venerdì, 06 febbraio 2009
Una storia tanto sofferta quanto ingiusta.
Riporto un commento che avevo fatto in un blog un paio di settimane fa... è sempre attuale anzi, attualissimo oggi più che mai.
Trovo ingiusto che una famiglia debba sentire la curiosità e i relativi giudizi della gente ad ogni passo che fanno nella loro vita…
Non sopporto chi si fa i fatti degli altri, figuriamoci quando poi diventano dominio pubblico e argomento di discussione «da bar», o da «porta a porta»…
Davanti invece alla sofferenza della famiglia Englaro io mi sento totalmente impotente e l’unica cosa che posso fare è portare rispetto per il loro dolore e per le decisioni che, in rispetto della legge, stanno cercando di portare a termine.

Sono cattolica professante e considero il rispetto della vita molto importante, ma occorre anche capire come definire vita…
In questi giorni dopo il veto di Sacconi, in evidente abuso di potere e ingerenza, ho sentito le difese delle cliniche che rifiutano il ricovero a Eluana e le argomentazioni della chiesa.
È vero… c’è chi non ha la possibilità di accudire a se stesso… a volte anche di mangiare, lavarsi e condurre una vita in autonomia. Ho conoscenza diretta di alcuni disabili gravi che nonostante i propri limiti fisici conducono una vita con piccole e grandi soddisfazioni.

Ci sono eccezionalità di menti eccelsi rinchiuse in corpi limitati, ed è un bene che ci sia qualcuno che si occupa di loro mantenendoli in vita anche corporalmente… ma la differenza a mio avviso è quell’anche.

Non sono una teologa, ma anche la vita cristiana si rifà ad una vita di «coscienza», nel caso di Eluana la vita fisica mi sembra più simile a quella di una pianta.
Sono una pessima botanica, ho nel tempo cercato di accudire diverse piante ma molte volte mi dimentico di dare loro l’acqua e il concime è un miraggio… ma una pianta non ha coscienza.
Paragonare la vita di Eluana ad una pianta è una cosa che mi stringe il cuore, ma lo stato vegetativo ne da già da sé l’impressione.

Allora non so… non so con che coraggio potrei pensare di smettere di prendermi cura di lei se fossi un medico della clinica dove è ospitata ma vederla così è terribile.
Se succedesse a me cosa vorrei?

Vorrei che non ci fosse nessuno della mia famiglia a soffrire per il mio stato e decisamente non vorrei che il mio corpo sopravvivesse alla mia coscienza.

Ma su tutto vorrei che nessuno speculasse sul mio stato facendosi bello con la chiesa e i ben pensanti e tutti quelli che non hanno niente di meglio da fare che impicciarsi delle sofferenze altrui.
aggiornamento
Sentire certe frasi dal nostro beneamato e mai tanto voluto in gloria premier mi fa inorridire... ringrazio e sostengo il Presidente Napolitano che ha fermato (perora...) questa ennesima intromissione.
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categoria:giustizia, medicina salute & farmacologia
giovedì, 15 gennaio 2009

Devo dire che a me ha dato molto fastidio vedermelo davanti in ogni dove per il suo compleanno... 90 anni di galera gli avrei dato...

da L'Unità Zorro di Marco Travaglio
Novant'anni (con la condizionale)

Anche la terza Camera del Parlamento, “Porta a Porta”, ha festeggiato il 90° compleanno di Giulio Andreotti. Alla tetra cerimonia hanno partecipato: Cossiga, il palo; Macaluso, il difensore non retribuito «de sinistra»; Giulia Bongiorno, la difensora retribuita «de destra»; Pisanu, l’Andreotti sardo; Piercasinando, il lattante; Massimo Franco, il biografo autorizzato; e naturalmente Vespa, il maggiordomo. Mancavano solo Bontate e Badalamenti, prematuramente scomparsi. La Bongiorno tentava per l’ennesima volta di dimostrare l’assoluzione del suo cliente (in realtà salvato dalla prescrizione per il delitto di mafia commesso fino al 1980) e ci riusciva benissimo, visto che non c’era nessuno a contraddirla e a rammentare che, per un’accusa così grave, alla prescrizione si dovrebbe rinunciare. Macaluso biascicava le solite giaculatorie sulla «responsabilità morale», come se la mafia non fosse un reato. Pisanu delirava sul «processo Andreotti per distruggere la Dc», senza spiegare a quale partito fosse mai iscritto Mattarella. Piercasinando invocava la riforma della giustizia per evitare processi come quello. Ogni tanto, a svegliare lo scarso pubblico superstite, provvedeva l’emerito Cossiga con i toni pacati tipici dello statista: bava alla bocca, occhi iniettati di sangue, violente minacce a Caselli, ovviamente assente («in un altro paese lo prenderebbero a calci nel sedere»). Eppure la pompa funebre di “Porta a Porta” è stata utilissima: se l’insetto la fa franca anche stavolta, nessuno potrà più invocare il «contraddittorio» o protestare contro la «gogna mediatica» e le trasmissioni «a senso unico». Grazie, Bruno.

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giovedì, 15 gennaio 2009

Sarà questo il motivo...?? Basterà una tinta?

Ansa 2009-01-14 21:38
GLI UOMINI PREFERISCONO LE BIONDE? RISPONDE LA SORBONA

PARIGI - E' una delle domande più ricorrenti, primitive e dibattute della storia: gli uomini preferiscono le bionde? E se sì, perché? Niente di più classico da quando la più celebre della specie, Marilyn Monroe, lo cantava nel film culto del 1953 di Howard Hawks: ma l'amletico dilemma entra anche a buon titolo alla Sorbona, la celebre università parigina.

 Anche una delle istituzioni più serie in Francia si lascia dunque sedurre dal tema. Studiosi e ricercatori francesi si interrogano infatti cercando di trovare una spiegazione scientifica ad un'attrazione più che mai istintiva, quella maschile appunto, per le chiome dorate dell'altro sesso. Non era forse una delle rime più belle di Charles Baudelaire: "La donna deve essere dorata per essere adorata?".

 Biondo uguale desiderio, quindi erotismo, riassumono Marie-Camille Bouchindomme e Tristan Grunberg che con l'associazione Gradiva, un gruppo di ricerca sull'arte, hanno organizzato i due giorni di studi all'Università parigina. Segno che sulla questione non è ancora stato detto tutto. Perché il biondo risveglia tante fantasie? Per rispondere con humour e serietà gli studiosi sono andati a cercare appigli nelle arti di tutti i tempi.

Bionda è Venere, dea dell'amore carnale, che, nata dalla spuma del mare, usava pudicamente i suoi capelli color del sole per dissimulare la sua nudità. Bionde sono le Madonne di Fra Angelico e le icone della Pop Art. Bionde sono Anita Ekberg e Marlene Dietrich. Bionda anche la diabolica Marchesa di Merteuil che, nelle pagine di de Laclos, nasconde i suoi vizi dietro un biondo angelico ed ingannatore.

 "Il biondo risveglia il desiderio probabilmente proprio per l'ambivalenza che porta con sé, dall'innocenza alla perversione", spiegano i due studiosi. E qui sta il punto. Il biondo è insieme vizio e virtù. Altro che semplice simbolo di purezza come spesso vogliono i luoghi comuni. Questa passione può trasformarsi anche in ossessione che va molto al di là del semplice colore dei capelli.

 I registi David Lynch, Alfred Hitchcock o ancora Luis Bunuel non sono forse ossessionati da attrici bionde? Questi i temi del dibattito, sabato e domenica prossima alla Sorbona, in cui si parlerà di biondo nell'arte, nel cinema, nella storia, nella letteratura. E una sessione sarà dedicata anche alla musica con uno studio sulle cantanti che hanno interpretato la famosa 'Diamonds Are a Girl's Best Friends'. Marilyn Monroe, naturalmente, ma anche Madonna. Due bionde, due icone.

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mercoledì, 14 gennaio 2009

E che protagonista....

Il premier: "Gli sto scrivendo una lettera di auguri, ma non vado a Washington come non andai per la festa di Bush"
Berlusconi: "Non sono una comparsa,
non andrò all'insediamento di Obama"
In realtà il Cavaliere, come da prassi, non è stato invitato
L'invito, infatti, è riservato ai soli ambasciatori e non è "trasferibile"

ROMA - Silvio Berlusconi non sarà a Washington per l'insediamento del nuovo presidente americano Barack Obama, il 20 gennaio prossimo.

Il premier italiano, come da prassi, non viene invitato. Ma lui vuole chiarire: "Non sono andato a quello di Bush e quindi non andrò neanche a quello di Obama", ha detto il premier parlando con i cronisti in via del Plebiscito. "E poi - afferma sorridendo - io sono un protagonista e non una comparsa...". Il presidente del Consiglio comunque rivela che sta scrivendo una lettera di auguri per il nuovo Presidente. "E' importante che Obama si insedi e lavori", osserva il Cavaliere.

In realtà la prassi statunitense non prevede la presenza dei leader stranieri alla cerimonia presidenziale. Il 6 gennaio scorso, Condoleezza Rice ha diffuso una nota alle ambasciate a Washington precisando che gli inviti sono riservarti agli ambasciatori e alle loro consorti e non possono essere "trasferiti" ai premier o capi di Stato anche per ovvi motivi di sicurezza.

Quindi Berlusconi ha spostato la sua analisi sulla cosiddetta "Obama-mania": "Aspettiamo di vedere il nuovo presidente al lavoro, anche se prima tutti lo osannavano e adesso si cominciano a vedere...". Il premier non conclude la frase alludendo ad alcune critiche ricevute dal neo-presidente Usa.
Berlusconi chiude il suo ragionamento ribadendo: "Era sbagliato prima quando tutti lo osannavano, ed è sbagliato adesso avere troppe preoccupazioni".

Per il presidente del Consiglio è importante che Obama arrivi alla Casa Bianca: "Lasciamolo lavorare", ha concluso il premier, rivelando: "Gli sto scrivendo una lettera di auguri".

(13 gennaio 2009)

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